L’udito del gatto: un superpotere (che spesso sottovalutiamo e che può ispirarci a vivere meglio)
Il gattino non nasce “con le orecchie aperte”. Alla nascita, infatti, il suo udito non è ancora sviluppato: il canale uditivo esterno inizia ad aprirsi solo tra il 6° e il 14° giorno di vita (in media intorno al 9°) e il processo si completa verso il 17° giorno.
Già dal settimo giorno, però, i gattini iniziano a orientarsi verso i suoni, e tra i 13 e i 16 giorni usano l’udito per esplorare il mondo. Non è un caso: per il gatto l’udito è un senso fondamentale, probabilmente ancora più importante della vista. D’altronde parliamo di un cacciatore notturno, che deve poter localizzare una preda anche nel buio più totale.
Sentire ciò che per noi non esiste
L’udito del gatto è estremamente sviluppato e specializzato. Un gatto adulto può percepire suoni che vanno indicativamente dai 48 Hz fino a circa 100.000 Hz, mentre noi umani ci fermiamo intorno ai 20.000 Hz. I gattini, in alcuni casi, riescono a sentire frequenze ancora più alte.
Questo significa una cosa molto importante: il gatto vive in un mondo sonoro completamente diverso dal nostro. È molto più sensibile alle frequenze medie e alte, comprese quelle che per noi sono impercettibili. Gli ultrasuoni, per lui, non sono affatto silenziosi.
Questa abilità è essenziale per la caccia: il topo, sua preda d’elezione, emette suoni tra i 22 e i 70 kHz. Il gatto riesce quindi a sentire due ottave più acute rispetto a noi e un’ottava in più rispetto al cane.
Ma non solo: fruscii, passi sull’erba, foglie che si muovono, pioggia che cade… tutto viene percepito in modo molto più intenso. Persino oggetti di uso quotidiano come lampadine, televisori, monitor, computer e dispositivi elettronici emettono ultrasuoni (anche se a bassa intensità) che per il gatto possono risultare fastidiosi o stressanti.
Orecchie “radar”
I padiglioni auricolari del gatto sono un vero capolavoro biologico: possono muoversi in modo indipendente, ruotare fino a 180° e sono controllati da ben 32 muscoli. Questa mobilità consente una localizzazione precisissima della fonte sonora.
A tutto questo si aggiunge una struttura interna molto particolare: la bolla timpanica, una sorta di cassa di risonanza molto più sviluppata rispetto a quella del cane. Grazie a queste ampie camere risonanti, i suoni vengono amplificati, permettendo al gatto di percepire rumori minimi e di distinguerli anche in mezzo ad altri stimoli.
Alcuni studi mostrano che i gatti riescono a distinguere due suoni che differiscono tra loro di mezzo tono, anche a decine di metri di distanza. In certi casi arrivano addirittura a percepire differenze di un decimo di tono. Un’abilità che, agli occhi (e alle orecchie) umane, rasenta il “soprannaturale”.
Perché il rumore è un problema serio
Questa straordinaria sensibilità ha però un rovescio della medaglia: il gatto soffre molto gli ambienti rumorosi. Urla, litigi, porte sbattute, televisione o musica ad alto volume, voci forti e improvvise non sono semplicemente “fastidiose”: possono diventare una vera fonte di stress.
Il gatto associa i suoni alle esperienze, positive o negative, e possiede una memoria uditiva molto sviluppata. Anche quando dorme, le sue orecchie restano vigili. Basta un rumore improvviso perché reagisca in una frazione di secondo.
Con l’età, soprattutto per le frequenze più alte, la sensibilità uditiva tende a diminuire. Nei gatti anziani una certa perdita dell’udito è normale e spesso avviene in modo graduale, tanto che a volte nemmeno il proprietario se ne accorge. Il gatto, infatti, è bravissimo ad adattarsi, compensando con olfatto e tatto.
Sordità: genetica e acquisita
In alcuni casi la sordità può essere genetica, soprattutto nei gatti completamente bianchi con entrambi gli occhi azzurri. Un gatto con un occhio blu e uno giallo, invece, di solito sente normalmente.
Esistono poi cause acquisite: otiti croniche, infezioni, traumi, patologie neurologiche. In ogni caso, un gatto sordo va tutelato: niente accesso all’esterno, avvicinarsi sempre frontalmente per evitare spaventi e adattare l’ambiente alle sue nuove esigenze.
Ah…! e occhio al maledettissimo campanellino! Te lo spiego qui: CAMPANELLINO? PERCHÉ A NOI NON PIACE
Un’occasione per vivere meglio insieme
Sapere quanto l’udito del gatto sia fine e delicato ci offre una grande opportunità: rallentare anche noi.
Meno urla, meno rumore inutile, meno caos.
Più silenzio, più calma, più presenza.
Evitare di sbattere porte, abbassare il volume della TV, parlare con un tono più morbido, muoversi con maggiore consapevolezza non è solo un regalo al nostro gatto: è un modo per migliorare anche la nostra qualità di vita.
Vivere con un gatto significa, spesso, imparare da lui.
E il suo udito straordinario ci ricorda ogni giorno che la serenità passa anche dal silenzio.